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Préparation au mariage . Virbereedung op d’Bestietnes
24 giugno 2015

La celebrazione del matrimonio

La celebrazione: realtà evangelizzante ed ecclesiale

Per sua intima natura, la celebrazione liturgica del sacramento del matrimonio è realtà eminentemente evangelizzante ed ecclesiale.

È, innanzitutto, realtà evangelizzante, «proclamazione, nella Chiesa, della buona novella sull’amore coniugale». In essa, infatti, «il matrimonio dei battezzati, diventando segno e fonte di salvezza, si fa annuncio della Parola che salva ed eleva l’amore umano, arricchisce il popolo di Dio di nuove chiese domestiche e costituisce la famiglia cristiana immagine dell’insondabile comunione di amore che esiste nel mistero trinitario della stessa vita divina». Come tale, la celebrazione è annuncio della fede della Chiesa ed esige di essere vissuta nella fede.

È realtà evangelizzante perché celebrazione sacramentale, segno che costituisce anche nella sua realtà esteriore una proclamazione della parola di Dio e una professione di fede della comunità dei credenti: luogo nel quale appare manifesto che «i coniugi significano e partecipano al mistero di unione e di amore fecondo tra Cristo e la Chiesa». Il normale inserimento della celebrazione del matrimonio nella liturgia eucaristica è un’ulteriore espressione di tutto ciò: viene messo in risalto, infatti, l’intimo legame che intercorre tra il matrimonio e l’eucaristia, sacrificio della nuova alleanza in cui «i coniugi cristiani trovano la radice dalla quale scaturisce, è interiormente plasmata e continuamente vivificata la loro alleanza coniugale».

Proprio perché sacramento della Chiesa, la celebrazione del matrimonio si qualifica come realtà ecclesiale. Essa coinvolge l’intera comunità ecclesiale nella quale gli sposi sono inseriti e alla cui vita e missione prendono parte, tanto da fare di tale comunità il luogo normale della celebrazione delle nozze. Essa richiede anche «la partecipazione piena, attiva e responsabile di tutti i presenti, secondo il posto e il compito di ciascuno: degli sposi anzitutto come ministri e soggetti della grazia del sacramento; del sacerdote in quanto presidente della assemblea liturgica e teste qualificato della Chiesa; dei testimoni non solo garanti di un atto giuridico, ma rappresentanti qualificati della comunità cristiana; dei parenti, amici e altri fedeli, membri di un’assemblea che manifesta e vive il mistero di Cristo e della Chiesa».

Attenzioni celebrative

Primo e principale problema pastorale è, conseguentemente, quello di «dar vita ad una celebrazione del sacramento che risulti veramente evangelizzante ed ecclesiale»: è questo il criterio fondamentale per ogni attenzione e iniziativa pastorale e il contesto dal quale nascono e nel quale si collocano ogni orientamento e ogni normativa.

Si curi in modo intelligente e diligente la liturgia della parola, sia nella scelta e nella proclamazione delle letture bibliche, sia con una loro adeguata spiegazione nell’omelia. Già durante le fasi finali della preparazione al matrimonio questa preoccupazione trovi il modo di manifestarsi: si invitino i fidanzati a leggere, personalmente e in coppia, le pagine scritturistiche proposte dal lezionario del Rito del matrimonio; li si aiuti nello scegliere, per la celebrazione del rito, le letture più consone alla loro situazione spirituale. Con la spiegazione delle letture bibliche, si accompagni anche un’adeguata spiegazione e introduzione all’intera liturgia del matrimonio, «cosicché i segni sacramentali, adeguatamente preparati, manifestino in verità e siano annuncio pieno del mistero di salvezza che viene celebrato nel rito per essere poi testimoniato nella vita».

Come è necessario per ciascuna azione liturgica, occorre porre ogni attenzione e compiere ogni sforzo perché, senza rinunciare alla gioia e alla festa che devono connotare questi momenti, sia garantito un clima di raccoglimento, di partecipazione e di corresponsabilità.

In particolare, non ci si stanchi di educare e di stimolare la partecipazione piena, attiva e responsabile da parte di tutti i presenti, a iniziare dagli sposi, che sono i ministri del sacramento. Nello svolgimento del rito, nella scelta delle letture, nella preghiera dei fedeli, nei momenti di introduzione e di conclusione della celebrazione, si pensi il modo, intelligente e corretto, di favorire il loro intervento attivo. Si studino anche i modi e si mettano in atto le condizioni necessarie per favorire l’intervento attivo e consapevole dell’intera comunità presente, perché essa partecipi davvero al silenzio, all’ascolto, al canto, alla preghiera e così la festa e la celebrazione siano di una intera comunità cristiana. Tutto questo comporta anche la disponibilità di diversi ministeri e animatori.

Proprio per favorire anche l’espressione visibile di queste dimensioni ecclesiali della celebrazione, realismo e concretezza pastorali possono suggerire l’opportunità di “celebrazioni comunitarie” dei matrimoni, soprattutto quando nella medesima giornata si prevedessero diverse celebrazioni nuziali nella stessa comunità parrocchiale.

Celebrazioni domenicali o festive

Nella stessa logica va affrontata la problematica della celebrazione dei matrimoni nel giorno di domenica. In particolare, proprio per sottolineare la dimensione ecclesiale della celebrazione e il coinvolgimento dell’intera comunità parrocchiale, può essere talvolta opportuna una celebrazione del rito del matrimonio durante una delle messe di orario. Per gli stessi motivi sono normalmente da sconsigliare celebrazioni nuziali nel giorno di domenica in momenti diversi da quelli delle messe di orario. E’ comunque necessario che in ogni diocesi vengano precisati criteri e vengano offerte direttive al riguardo, onde favorire una prassi comune condivisa e osservata da tutti.

Celebrazioni durante la Messa

Per l’intimo legame che esiste tra eucaristia e matrimonio, la celebrazione delle nozze durante la Messa è da ritenersi come la forma normale e ordinaria. Rientra perciò nella cura pastorale della Chiesa e innanzitutto dei presbiteri, sia sensibilizzare i fidanzati «perché celebrino il loro matrimonio partecipando al sacrificio eucaristico, ricevendo il Corpo e il Sangue del Signore, dopo aver ottenuto attraverso il sacramento della Penitenza un rinnovamento della loro vita nella riconciliazione con Dio e con i fratelli», sia educare i presenti alle nozze ad unirsi agli sposi nella comunione eucaristica.

Tuttavia, oltre ai casi in cui è espressamente previsto che la celebrazione del matrimonio avvenga senza la Messa, ci possono essere circostanze nelle quali è consigliabile omettere la celebrazione dell’Eucaristia. In questi casi, per i quali sembra opportuno che il diritto particolare delle Diocesi offra criteri e indicazioni, è comunque sempre necessario un dialogo attento con gli interessati perché sia evitato ogni fraintendimento e siano espresse le motivazioni obiettive che richiedono o suggeriscono tale scelta.

Svolgimento esteriore

Il carattere religioso e sacramentale della celebrazione esige una celebrazione insieme solenne e semplice, in grado di esprimere la verità del mistero che viene celebrato. Nel suo svolgimento esteriore, il rito sappia esprimere il senso della gioia e della festa cristiana.

Sia nelle cerimonie che nell’apparato esteriore, non si faccia nessuna distinzione di persone private e di condizione sociale: «il rito sia dignitoso e uguale per tutte le coppie di sposi, perché maggiormente appaia il carattere comunitario della celebrazione e sia affermata la medesima dignità di tutti i fedeli».

La celebrazione delle nozze è giustamente anche un momento di festa, un incontro di famiglia e di amici. Ma la festa non è il lusso e non si identifica con lo spreco. In ogni caso, se vuole essere cristiana, non può mai diventare offensiva e umiliante per i poveri, né può essere scambiata in cerimonia folcloristica o trasformata in uno spettacolo profano.

Gli sposi e i loro familiari siano, perciò, aiutati a valutare e a scegliere responsabilmente il modo per esprimere la loro gioia e insieme per limitare ciò che è solo esteriore e per rifiutare ciò che è spreco. Siano pure educati a conoscere e ad andare incontro alle varie necessità della comunità cristiana e civile. Siano invitati a fare delle loro nozze anche un’occasione di carità verso i più bisognosi, mediante gesti di attenzione e di condivisione per i fratelli più poveri, per qualche infermo o malato, per chi è più abbandonato.

In particolare – senza alcun atteggiamento discriminatorio o di condanna nei confronti delle persone, ma per evitare possibili confusioni e scandali nella comunità cristiana e per sottolineare come l’accoglienza della grazia passa anche attraverso un serio cammino penitenziale – si vigili attentamente perché siano evitati sfarzi ed esibizionismi nella celebrazione liturgica del matrimonio da parte di persone che si siano macchiate di gravi delitti o appaiano coinvolte in organizzazioni malavitose. Analoga vigilanza venga messa in atto per il matrimonio di persone notoriamente lontane da un cammino di fede e di quanti giungono al matrimonio dopo lunghe e spesso ostentate convivenze o dopo precedenti rotture del matrimonio, anche se soltanto civile.

Le musiche e i canti siano di aiuto a vivere il mistero che viene celebrato e favoriscano la preghiera e la partecipazione di tutti. Non siano, invece, occasione di distrazione o di esibizionismo per singole persone.

Anche per le riprese di fotografi e cineoperatori, i presbiteri – meglio se sostenuti da più puntuali normative diocesane – offrano indicazioni precise e concordino con gli interessati le modalità degli interventi, perché la loro presenza e la loro azione siano discrete ed evitino di disturbare la celebrazione del rito e di diminuire l’attenzione e la partecipazione soprattutto degli sposi.

Nella celebrazione delle nozze, si faccia attenzione anche al tempo liturgico sia per quanto riguarda la scelta dei formulari e delle letture, sia per quanto concerne lo svolgimento esteriore. In particolare, se per giusta causa il matrimonio viene celebrato in Avvento, in Quaresima o in altri giorni a carattere penitenziale, si tenga conto delle caratteristiche proprie di questi tempi liturgici.

Il luogo della celebrazione

Proprio in forza della dimensione propriamente ecclesiale del sacramento, ribadiamo che «il luogo normale delle nozze è la comunità della parrocchia nella quale i fidanzati sono inseriti e alla cui vita e missione prendono parte».

Di conseguenza, la celebrazione delle nozze avvenga normalmente nella chiesa parrocchiale di uno dei nubendi.

Solo per validi «motivi di necessità o di convenienza pastorale» il matrimonio può essere celebrato in altre parrocchie. Solo con il permesso dell’Ordinario del luogo o del parroco potrà essere celebrato in altra chiesa o oratorio, e solo in presenza di «particolari ragioni pastorali» l’Ordinario del luogo può permettere che il matrimonio sia celebrato in una cappella privata o in un altro luogo conveniente. Si evitino quindi prassi contrarie a tali disposizioni: ci si guardi dal permettere con facilità la celebrazione del matrimonio in una parrocchia diversa da quella di una dei nubendi; si affronti con coraggio, saggezza e determinazione il problema della proliferazione di matrimoni in chiese non parrocchiali, nei santuari, in chiese con particolari richiami storici o artistici. I Vescovi diocesani, in proposito, precisino ulteriormente i criteri a cui attenersi e, nel caso, determinino anche i luoghi diversi dalle chiese parrocchiali in cui i matrimoni possono essere celebrati e ne stabiliscano le condizioni.

In ogni caso, si metta in atto ogni cura perché sia garantita l’effettiva preparazione dei nubendi, la celebrazione avvenga secondo i criteri di sobrietà e di ecclesialità sopra richiamati, vengano rispettate tutte le norme per una celebrazione valida e per una corretta trascrizione del matrimonio canonico per gli effetti civili.

Il matrimonio di battezzati non credenti

La celebrazione del matrimonio cristiano è celebrazione di un sacramento della fede. È necessario, quindi, che gli sposi siano aiutati, innanzitutto, a celebrarlo nella fede della Chiesa: una fede che si manifesta nella vita morale di carità secondo lo Spirito. Tutto questo, ancora una volta, esige che il cammino di preparazione al matrimonio e alla famiglia sia stato proposto e condotto in modo adeguato. Insieme questo criterio illumina alcuni casi particolari dove il problema della fede dei nubendi è direttamente chiamato in causa.

Grande attenzione va riservata ai cosiddetti “battezzati non credenti”, cioè a coloro che, pur chiedendo il matrimonio canonico, dimostrano di non essere pienamente disposti a celebrarlo con fede, o perché vi accedono per motivi che non sono propriamente di fede o perché si tratta di nubendi totalmente indifferenti alla fede o che dichiarano esplicitamente di non credere o che si trovano in uno stato di notorio abbandono della fede.

Pur sapendo che «nessuno, all’infuori di Dio che scruta il cuore, può misurare la fede di un battezzato e quindi può esprimere un giudizio definitivo sulla sua presenza e autenticità», la Chiesa, e in essa innanzitutto i pastori, non può esimersi dal «dare un giudizio sulle condizioni di fede di quanti sono chiamati a celebrare con frutto i gesti sacramentali». Non si può, infatti, negare che «la fede di chi domanda alla Chiesa di sposarsi può esistere in gradi diversi ed è dovere primario dei pastori di farla riscoprire, di nutrirla e di renderla matura».

La stessa richiesta del sacramento deve trasformarsi in questi casi in occasione particolarmente preziosa di catechesi: «il parroco aiuti questi nubendi a riflettere sul significato della loro scelta e accerti, in ogni caso, che siano sinceramente disposti ad accettare la natura, i fini e le proprietà essenziali del matrimonio cristiano». Tutto questo esige un fraterno e spesso faticoso e difficile impegno di comprensione, di dialogo, di evangelizzazione, in cui, pur non dimenticando che questi fidanzati in forza del loro battesimo sono già inseriti in un vero e proprio cammino di salvezza, le esigenze della carità siano sempre tenute presenti senza che questo sia a scapito delle esigenze della verità.

Quando tutti i tentativi per ottenere un segno di fede, sia pure germinale, risultassero vani e i nubendi mostrassero di «rifiutare in modo esplicito e formale ciò che la Chiesa intende compiere quando celebra il matrimonio dei battezzati», la doverosa decisione di non ammettere al sacramento – che in una società secolarizzata come la nostra può essere anche una dolorosa ma stimolante scelta pastorale – costituisce sempre «un gesto di rispetto di chi si dichiara non credente, un gesto di attesa e di speranza, un rinnovato e più grave appello a tutta la comunità cristiana perché continui ad essere vicina a questi suoi fratelli, impegnandosi maggiormente nella testimonianza di fede dei valori sacramentali del matrimonio e della famiglia».

In ogni caso, è importante che queste decisioni siano prese con autentico spirito di discernimento, secondo criteri condivisi con gli altri presbiteri, nella comunione ecclesiale con il Vescovo e, soprattutto nei casi di dubbio, dopo aver consultato l’Ordinario di luogo, nel rispetto delle normative per i casi specifici.

Matrimoni misti

In una società caratterizzata da ricorrenti spostamenti di popolazione e dalla presenza di diverse etnie, culture e religioni, tendono a diventare sempre più frequenti i matrimoni tra cattolici e battezzati di altre comunioni cristiane.

Si tenga presente che tali matrimoni offrono, «pur nella loro particolare fisionomia, numerosi elementi che è bene valorizzare e sviluppare, sia per il loro intrinseco valore, che per l’apporto che possono dare al movimento ecumenico».

Nello stesso tempo, considerato che l’unione perfetta delle persone e il coinvolgimento di tutta la loro vita nell’esperienza matrimoniale sono più facilmente assicurati quando gli sposi appartengono alla stessa comunità di fede, attenendosi a quanto stabilito a livello canonico, è necessario che con particolare cura pastorale i contraenti siano resi consapevoli delle difficoltà che potranno sorgere in una vita coniugale tra persone che non vivono in perfetta comunione ecclesiale.

In particolare, i contraenti vengano messi a conoscenza sia delle differenze esistenti nei contenuti di fede delle rispettive confessioni sia di ciò che esse hanno in comune specialmente circa il matrimonio, così da essere stimolati a celebrare le nozze nella fede in Cristo e ad edificare cristianamente l’unità coniugale e familiare, inserendosi con frutto nel cammino ecumenico. Gli stessi contraenti siano informati di quanto è stabilito a livello canonico e sollecitati al rispetto degli impegni e doveri religiosi di ciascuno. Tutto ciò avvenga d’accordo con le rispettive comunità, secondo le eventuali intese tra loro intercorse.

Matrimoni interreligiosi

Lo sviluppo della società verso situazioni plurietniche, pluriculturali e plurireligiose comporta anche l’aumento dei matrimoni tra cattolici e appartenenti a religioni non cristiane.

Anche in questi casi, pur nel riconoscimento del valore della fede in Dio e dei principi religiosi professati, sempre nel rispetto di quanto stabilito a livello canonico, è doveroso richiamare i nubendi cattolici sulle difficoltà cui potrebbero andare incontro in ordine all’espressione della loro fede, al rispetto delle reciproche convinzioni, all’educazione dei figli.

Particolare attenzione va riservata ai matrimoni tra cattolici e persone appartenenti alla religione islamica: tali matrimoni, infatti, oltre ad aumentare numericamente, presentano difficoltà connesse con gli usi, i costumi, la mentalità e le leggi islamiche circa la posizione della donna nei confronti dell’uomo e la stessa natura del matrimonio. È necessario, quindi, considerare attentamente che i nubendi abbiano una giusta concezione del matrimonio, in particolare della sua natura monogamica e indissolubile. Si abbia certezza documentata della non sussistenza di altri vincoli matrimoniali e siano chiari il ruolo attribuito alla donna e i diritti che essa può esercitare sui figli. È bene esaminare al riguardo anche la legislazione matrimoniale dello Stato da cui proviene la parte islamica e accertare il luogo dove i nubendi fisseranno la loro permanente dimora. Nella richiesta di dispensa per la celebrazione del matrimonio, che dovrà essere inoltrata per tempo all’Ordinario del luogo, si tenga conto di tutti questi elementi problematici, offrendo ogni elemento utile al discernimento e alla decisione.

Il matrimonio dei minorenni

Tra i casi particolarmente problematici di celebrazione del sacramento del matrimonio, va annoverato quello riguardante i minorenni. Nell’attuale contesto socio-culturale, infatti, come l’esperienza ha troppe volte dimostrato, la loro ammissione al matrimonio comporta rischi molto gravi per la stabilità e la pienezza della vita coniugale e familiare, attesa la fragilità o addirittura l’immaturità che spesso caratterizza questi nubendi sul piano umano e religioso, nonché la mancanza di validi punti di riferimento e di sostegno educativi che possono accompagnare il cammino di queste giovani coppie.

I pastori d’anime, perciò, si mostrino fermi, anche se sempre rispettosi e sereni, nel dissuadere i richiedenti dal contrarre matrimonio, mettendo in luce i gravi rischi che una così impegnativa decisione presa a tale età normalmente comporta.

Nello scrupoloso rispetto della normativa vigente, facciano presente agli interessati, alle loro famiglie e anche ai fedeli che le ragioni di convenienza sociale o di prassi tradizionale non sono sufficienti da sé sole per giustificare il ricorso all’eventuale dispensa; ricordino loro che, anche in presenza di altri aspetti etici implicati nel caso, deve essere salvaguardata come valore primario la morale certezza circa la stabilità del matrimonio; si preoccupino di verificare la libertà del consenso e la maturità psicofisica dei minori; sappiano ricorrere alla competenza e all’aiuto dei consultori familiari di ispirazione cristiana o di esperti di fiducia.

Per la meditazione e la preghiera

In quel tempo ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora». La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà».
Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le giare»; e le riempirono fino all’orlo.
Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono.
E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono».
Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

(Vangelo secondo Giovanni)

Sono vicino a voi, partecipo alla festa e alla vostra gioia, augurandovi tutto quel che c’è di più bello.
Ora, la cosa più bella è che il Cristo assista alle nozze.
Là dov’è il Cristo, là è la modestia e si vede l’acqua cambiarsi in vino.
Vale a dire che tutto diventa migliore.
Non unite, dunque, ciò che non può essere unito.
Non mettete vicino il vescovo e i buffoni, le preghiere e gli applausi, il canto dei salmi e il suono del flauto.
Fra i cristiani, nelle nozze deve regnare la modestia, e la modestia è dignità.
Ecco il mio dono di nozze; e tu, ti prego, dammi in cambio obbedienza.

(San Gregorio di Nazianzo)

O Dio, che nel grande mistero del tuo amore
hai consacrato il patto coniugale,
come simbolo dell’unione di Cristo con la Chiesa,
concedi a questi sposi
di esprimere nella vita
il sacramento che celebrano nella fede.
 
O Dio, che fin dai primordi della creazione
hai voluto l’unità fra l’uomo e la donna,
congiungi con il vincolo dell’amore
questi tuoi figli,
che oggi s’impegnano nel patto nuziale,
e fa’ che siano collaboratori e testimoni della carità
nella quale cresce e si edifica la tua famiglia.

(Messale romano)

Dio immacolato, autore di tutte le creature,
per amore verso gli uomini hai trasformato in donna
la costola presa dal nostro primo padre Adamo;
ambedue benedicesti dicendo:
«Crescete e moltiplicatevi e dominate la terra».
Tu dichiarasti che per la loro unione i due non formano che un unico essere;
che per questa ragione l’uomo lascerà padre e madre per aderire alla propria moglie
e che i due faranno una carne sola;
che l’uomo non deve separare quanto Dio ha unito.
Aprendo il seno a Sara tu benedicesti Abramo, facendolo padre di copiose nazioni;
desti Isacco a Rebecca e benedicesti la maternità di lei;
unisti Giacobbe a Rachele e ne facesti uscire i dodici patriarchi;
hai congiunto Giuseppe con Asenet e concedesti loro,
come frutto delle loro opere, Efraim e Manasse;
accogliesti benevolo Zaccaria ed Elisabetta
e del loro figlio facesti il Precursore;
dalla radice di Iesse facesti spuntare, secondo la carne,
colei che è Vergine sempre;
da lei tu hai preso carne e sei nato per la salvezza del genere umano;
per un dono misterioso della tua immensa bontà
tu andasti a Cana per benedirvi il matrimonio
e dimostrare che l’unione legittima e la procreazione sono secondo la tua volontà.
 
Signore santissimo,
accogli la preghiera di noi tuoi supplici,
perché come eri lì presente così lo sei qui invisibilmente.
Benedici questo connubio e concedi ai tuoi servi
una vita tranquilla e giorni numerosi,
la castità e l’amore nel vincolo della pace,
la grazia di aver figli, una posterità longeva
e la incorruttibile corona della gloria.
Rendili degni di vedere i figli dei figli;
proteggi dalle insidie il loro talamo;
su essi effondi la rugiada del cielo
e della terra concedi i frutti in abbondanza;
ricolma la loro casa di grano, vino, olio e ogni bene,
affinché ne distribuiscano a quanti si trovano in necessità.
Anche a quanti si trovano ora qui con loro
concedi tutto ciò che si può chiedere in ordine alla salvezza.
Perché un Dio misericordioso sei tu, benevolo e amico degli uomini,
e noi rendiamo gloria a te, come anche al Padre tuo che è senza principio,
e al tuo Spirito che è senza misura santo, buono e vivificante:
adesso, sempre e nei secoli dei secoli.

(Liturgia orientale)
 
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