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31 luglio 2017

Vacanze amare – Le dimenticanze dell’Europa

Prof. Dr. habil. Alberto Fabio Ambrosio

Estate significa vacanza, forse soprattutto in Europa. Meritate vacanze, sicuramente, senza alcun dubbio. Però, purtroppo, forse qui la vacanza è nel senso latino di vacatio, di mancanza e di vuoto. Una specie di vacatio legis, una mancanza di ordine e/o di leggi. Mentre chi può e non sono sicuramente pochi – probabilmente milioni – si spostano per queste sacrosante vacanze e si godono del meritato riposo, altri si spostano, migrano, cercano speranza, ma noi, europei, non li vogliamo. Alcuni di noi prendono navi da crociera, altri non poi tanto distanti pagano per farsi traghettare in zattere di fortuna in mano a trafficanti di uomini. Noi abbiamo il diritto di spostarci, loro no, devono rimanere a casa. Ormai sembra che sia l’unica parola d’ordine: chiudere le frontiere!

Se questa riflessione sa un po’ di moralistico, non così è il fondo della questione. Da un lato, vi è il diritto conquistato da questa società di godersi il riposo che fa seguito al duro lavoro, dall’altro un diritto, anche quello davvero tale, alla sopravvivenza. E in tema di diritti, certo vi sono delle ragioni – in latino ratio significa anche diritto – certamente valide per proferire parole che, al solo udirle, fanno male.

Come può l’Europa pensare di chiudere le frontiere? Bisogna davvero ricordare i taciti accordi di vari paesi per rifiutare migliaia di ebrei che tentavano di fuggire il sistema nazista? E per queste ragioni, vari paesi europei hanno sulla coscienza storica non solo il buco nero dell’olocausto, ma anche di non aver aperto le porte al momento giusto per salvare varie migliaia di ebrei. Dimenticanza un po’ colposa di questa Europa che vuole godersi delle meritate vacanze, ma rischia di non aver chiaro quel che non bisogna dimenticare. Il parallelismo che solo Papa Francesco osa fare, e in modo diretto, tra seconda guerra mondiale e terza guerra mondiale, non può lasciare indifferenti, anche in vacanza. Infatti, in questo momento dell’anno l’obiettivo primo sarebbe quello di dimenticarsi del proprio mondo, dei propri pensieri assillanti, per dar spazio alla formazione di un uomo nuovo, quello che attende di venire alla luce con le doglie di partoriente. E invece si dimentica quanto andrebbe tenuto in considerazione e si considera quanto è marginale. Ma in fondo, come è possibile – nel profondo senso del termine – godere del meritato riposo quando si sa che migliaia di uomini, donne e bambini si sottopongono a traversate assassine per conquistarsi un po’ di libertà? Lo so, apparentemente appartengono al moralismo, ma queste riflessioni non dovrebbero essere interpretate come un modo per farsi andare storte le benedette vacanze, ma come un momento per ritrovare se stessi e non per obliare la realtà. L’Europa dimentica troppo facilmente che essa è un crogiuolo di popoli e nazioni, che le identità nazionali di ottocentesca memoria hanno forgiato ad opera d’arte. La ricchezza dell’Europa è stata quella di integrare, e per farlo bisogna saper guardare al futuro. La speranza a questo punto è che le vacanze non diventino il pretesto per una vacatio dalle responsabilità, che rischia di trasformarsi in una politica che non farebbe altro che confermare quel senso di pura evasione che possono essere le vacanze estive.

[Articolo pubblicato il 27 luiglio 2017 nel Osservatore Romano, p. 5.]

Pr Dr habil. Alberto Fabio AMBROSIO alberto.ambrosio lsrs.lu

Professeur de théologie et histoire des religions
Directeur de la section « Religious Identities & Citizenship »

 
LUXEMBOURG SCHOOL OF RELIGION & SOCIETY
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