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3 settembre 2018

La forza nascosta della mistica – Nel pensiero di Victor Manuel Fernández

Prof. Dr. habil. Alberto Fabio Ambrosio

Victor Manuel Fernández è un autore che mi ha colpito sin dal primo libro che lessi (Contemplativi nell’azione, attivi nella contemplazione. La preghiera pastorale, Balsamo, edizioni San Paolo, 2014, per la versione italiana, pagine 224, euro 16), perché in questo libro si intravvede lo stesso spirito di papa Francesco e del suo magistero contenuto in Evangelii Gaudium. Nei suoi libri non c’è una spiritualità distaccata dal reale, dalla psicologia, dai sentimenti, dagli affetti e in fondo dal corpo. È la stessa spiritualità di papa Francesco. Proprio per questo, la casa editrice san Paolo ha addirittura intitolato una collana di libri di monsignor Fernández “la spiritualità di Francesco”, perché è proprio così: leggendo i suoi libri si sente parlare il papa. Nell’ultimo libro edito in versione italiana (La forza salvifica della mistica. Liberazione spirituale per tutti, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2018, pagine 144, euro 16), l’autore sprigiona una forza che contagia. È una spiritualità semplice, semplice come semplice è Dio. La metafisica l’ha insegnato, il mistero cristiano lo ha confermato, ma l’uomo contemporaneo – e forse anche il cristiano contemporaneo – rischia di dimenticarlo: Dio è massimamente semplice. Semplice che non significa né semplicista, né sempliciotto. Dio riassume tutto in lui, in un’unica semplicità, quella dell’Amore. Allora leggendo questo percorso spirituale che si abbevera alla grande mistica cristiana – e non solo – si ha voglia di sentirsi unificati, di sentirsi riconciliati, di sentire che la sorgente della vita interiore, fatta di psiche e di spirito e anche di corpo, è unica. Fernández non ha certo paura di affermazioni rivoluzionarie – nel senso dato a Francesco a questa parola così temuta –, un che di rivoluzionario in un mondo cristiano tentato da vaghi ritorni a spiritualità del passato che non hanno nessun impatto interiore nella vita di oggi. Fernández non teme di affermare: «In conclusione, goditi il bene che la vita ti offre anche se ti costa qualche sofferenza. Non permettere che le difficoltà ti privino delle esperienze positive che puoi realmente fare. E se un giorno ti dovessi ammalare di una malattia dolorosa, dopo i primi giorni di sofferenza, cerca di imparare a riconoscere e a godere delle piccole cose che la vita ancora ti permette di avere, sebbene tu soffra. Non dobbiamo essere tanto sciocchi da perdere le cose buone della vita: non permettiamo che il dolore ci privi di tutto» (p. 124).

Frasi che oggi si sottoscrivono facilmente, ma che non sono così scontate nel lungo percorso della storia della spiritualità cristiana, tentata da dolorismi eccessivi e da pessimismi cosmici, che in fondo tolgono a Dio la sua onnipresente potenza.

Non a caso, Fernández ricorda che «ciò accade perché Dio, che è infinitamente perfetto, è sempre presente, con tutta la sua forza, in tutti i luoghi, anche negli anfratti più nascosti della nostra vita. Dio non è un essere irraggiungibile che in qualche occasione si avvicina un po’ a guardare quel che succede. È Dio, e non ha bisogno di avvicinarsi da nessuna parte. È sempre presente, ed è assolutamente attento a tutto ciò che accade in ogni istante e in ogni luogo». Tutto andrà bene perché tutto è radicato in Dio e in una fiducia sconfinata in Dio, ma una fiducia che diventa carne della nostra carne, sangue del nostro sangue. Non una fiducia distaccata dalla vita, ma proprio racchiusa nel magma della vita stessa. «Da tutto ciò che abbiamo detto, si capisce che la “pace interiore” non è poi una cosa molto importante. Quando si capisce questa verità, non ci si preoccupa più tanto di sentirsi in pace. Si capisce che si deve cercare una pace più profonda, quella pace che convive con i problemi, le umiliazioni, il lavoro duro, le difficoltà della convivenza».

Le citazioni potrebbero davvero moltiplicarsi, e ogni singola pagina, quasi ogni singola riga è un invito alla liberazione interiore, a una “leggerezza” a cui tutti aspiriamo.

Un libro come questo lo consiglierei davvero a tutti, a una sola condizione, estremamente esigente però nella sua radicale semplicità. Questo è un libro semplice come semplice è Dio. Chi vi cercasse un trattato, forse lo troverebbe anche, ma sarebbe deluso perché il linguaggio è quello del cuore, anche della ragione, ma soprattutto quello della vita. Rimarrebbe deluso il lettore che rimane deluso degli scritti di santa Teresa di Lisieux. Come chi cercasse una teologia spirituale “complessa, strutturata, organizzata” in Teresa di Lisieux non la troverebbe, perché Teresa si abbevera direttamente al Vangelo e al Vangelo riferisce tutta la sua esperienza di vita. Così anche le parole di Fernández sono quelle che ri-legano la vita allo spirito, nella pura semplicità. Insieme a Fernández, bisogna «dire di no all’ansia che ti toglie la salute», perché «si tratta di cercare di risolvere i problemi con tutte le forze e con creatività, ma con la sconfinata fiducia interiore che nasce in noi quando confidiamo fortemente in Dio, e lo abbracciamo escludendo ogni dubbio. In quel momento, giungiamo al cuore della realtà e possiamo capire che tutto va bene, e che andrà sempre bene, in un modo o nell’altro». Qui siamo al cuore della realtà e della realtà cristiana, che si toccano, anzi in un certo senso sono la stessa cosa. La spiritualità di Fernández, infatti, non crea divisione tra l’universo-mondo e Dio, ma scopre Dio nell’universo-mondo. La liberazione è quella di accogliere questo mistero.

[Articolo pubblicato il 30 agosto 2018 nel Osservatore Romano.]

Pr Dr habil. Alberto Fabio AMBROSIO alberto.ambrosio lsrs.lu

Professeur de théologie et histoire des religions
Directeur de la section « Religious Identities & Citizenship »

 
LUXEMBOURG SCHOOL OF RELIGION & SOCIETY
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