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11 maggio 2016

San Martino, viandante europeo – Il mantello della carità

Dr. habil. Alberto Fabio Ambrosio

Nasce 1700 anni fa nell’attuale Ungheria, a Sabaria Sicca, Szent Márton. È per questo che la conferenza episcopale di Ungheria ha proclamato il 2016 l’anno martiniano, ripreso e sostenuto anche dal Governo ungherese. Ed è anche per questo che l’Accademia ungarica a Roma ha accolto il 9 maggio una tavola rotonda organizzata dalle Ambasciate di Ungheria, di Francia e di Svizzera presso la Santa Sede nonché dal Pontificio Consiglio della cultura e dall’Ufficio nazionale Cei per la cultura del tempo libero, e la collaborazione del Centre culturel européen Saint Martin.

Simone Martini,
San Martino si congeda
dalla vita militare
(ca. 1317,
Basilica inferiore di san Francesco,
Assisi)

Questo concorso di energie si spiega per la straordinaria esemplarità di Martino, nato in Ungheria, ma, da vero europeo, ha vissuto anche in Italia e in Francia la quale gli ha dato i “secondi natali”, un po’ come sant’Antonio che di “origini portoghesi”, è diventato di Padova. Questa è l’Europa, quella di Martino che ha offerto metà della sua cappa a un mendicante seminudo, quando prestava servizio come soldato nella guardia imperiale di stanza in Gallia.

Questa metà di cappa donata – la clamide imperiale – è il simbolo della misericordia che si fa carità concreta, tanto che da questa azione nasce il nome di una funzione, il cappellano. Mantello, in latino, si dice “cappa” e quello corto dei militari “cappella” (cappa corta). La “cappella” di Martino venne conservata come insigne reliquia ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei re merovingi: il termine latino passò per estensione a indicare l’oratorio che la conteneva. Da qui le persone incaricate di conservare tale insigne reliquia vennero chiamate “cappellani”.

Sembra di intravvedere in questa personalità così completa le grandi linee dell’Europa: il servi
zio della protezione
resa dal soldato sorprendentemente inclusiva, la cultura del
monaco – non solo
dottrinale ma anche evangelizzatrice – e
il vescovo di una
Chiesa che sa farsi
prossima. Molti genitori cristiani hanno
formato i propri figli
alla carità sull’esempio di Martino che
scende da cavallo
per rivestire l’ignudo nella notte gelida donando metà del suo mantello. La devozione si è poi diffusa in prospettiva liturgica e popolare, come illustrano le numerosi varianti di cognomi francesi ispirati al santo come hanno ricordato François Xavier Tillette, ministro consigliere dell’Ambasciata di Francia presso la Santa Sede e il cardinale Paul Poupard, prefetto emerito del Pontificio Consiglio della cultura. Questi ha richiamato, tra l’altro, il cognome – ispirato al vescovo di Tours – di un’altra grande figura della santità europea, santa Teresa di Lisieux, Thérèse Martin.

El Greco,
San Martino e il mendicante
(1590)

Martino di Tours è stato uomo dei cammini interiori e geografici: il Consiglio europeo era quindi presente nella figura di Stefano Dominioni, direttore del Centro europeo degli itinerari culturali che ha sede nell’antica abbazia di Neumünster, nella capitale del Gran Ducato del Lussemburgo. Non è un caso, inoltre, che il Consiglio d’Europa conti un solo vero e proprio centro culturale a lui direttamente afferente, cioè quello che certifica gli itinerari culturali. Come ricordava Dominioni, l’Europa si è costruita sull’idea e la realtà praticata delle vie (la “via strata”, la “via romea” e numerose altre). E non è un caso che la pratica del pellegrinaggio – a Roma certamente ma anche a Compostela – abbia forgiato la cultura europea, una cultura che costruisce vie e non barriere. Il centro europeo degli itinerari culturali ha certificato come ufficiali ventidue cammini, e quello di Martino ne fa parte a pieno titolo.

Questo santo della misericordia caritatevole o della carità misericordiosa ha percorso una buona parte della regione europea, quasi fosse una Y tra Szombathely, Tours, Pavia e Roma, come ricordava Monsignor Iacobone. Il Centre culturel Saint Martin, con sede a Tours, sostiene a proposito della via sancti martini progetti di sviluppo sostenibile ispirati all’enciclica papale Laudato si’. Aleggia sulla tavola rotonda il discorso molto forte di Papa Francesco di alcuni giorni orsono in occasione della consegna del prestigioso premio Carlo Magno. L’Europa che sogna Francesco nel suo discorso programmatico deve promuovere tre capacità, tipicamente europee: di integrazione, di dialogo e di generazione. Non è un caso che le ultime parole dell’intensa mattinata siano state una ripresa del discorso del 6 maggio: «Siamo invitati a promuovere un’integrazione che trova nella solidarietà il modo in cui fare le cose, il modo in cui costruire la storia. Una solidarietà che non può mai essere confusa con l’elemosina, ma come generazione di opportunità perché tutti gli abitanti delle nostre città – e di tante altre città – possano sviluppare la loro vita con dignità» (discorso per il premio Carlo Magno, 6 maggio 2016).

[Articolo pubblicato il 11 maggio 2016 nel Osservatore Romano, p. 4.]

Dr. habil. Alberto Fabio AMBROSIO alberto.ambrosio lsrs.lu

Enseignant-Chercheur à la LSRS

 
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