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8 aprile 2020

Eresia come virus

Contributo di Alberto Fabio Ambrosio

Chi si poneva contro i dogmi della Chiesa era come “infetto”. E quindi da combattere. Un atteggiamento deprecabile che non ha nulla più a che vedere con la dottrina di Papa Francesco.

Siamo in pieno stato d’allerta per un virus. In tutto il mondo. Ecco, questa immagine, che a oggi è una realtà che incute timore, è un modo reale di esprimere la visione organicista che sottendeva a tutto il pensiero religioso della Chiesa no all’epoca moderna e forse contemporanea. Spieghiamoci. La società era pensata come un corpo unico e l’unità di questo corpo unico era data non tanto dall’idea di una tolleranza, di un vivere insieme anche diversificato, variegato, come oggi lo possiamo pensare. Il vivere insieme in società trovava la vera unità nell’uniformità del pensiero religioso, e ancor più nella fede. Questo lo si è visto soprattutto nel Medioevo latino, ma lo si vede anche in quasi tutte le società il cui pensiero religioso viene messo a fondamento. Il Cristianesimo, che ha sviluppato un pensiero unitario, specialmente nel mondo latino (cattolico), ha dato un’enorme importanza alla dottrina: una dottrina pensata e rappresentata come unica per spiegare quella fede unica stessa. Ora, questa è sì una tensione che i fedeli possono e devono sviluppare, ma ci deve essere anche la libertà nell’esprimere la fede. Ebbene, non sempre è stato così: tutti coloro che si esprimevano in termini non omogenei con la dottrina (e la dottrina ufficiale) venivano condannati e debellati come fossero dei virus. Si capisce allora perché il pensiero organista ha portato a conseguenze talvolta nefaste sul piano sociale: inquisizione, persecuzione, condanne, no alla pena capitale per tutti coloro che erano giudicati come eretici. Non si può per nessuna ragione giusti care questa pratica né il pensiero organicista sotteso; si può invece cercare di capire perché era così. L’eresia, cioè la capacità di scegliere diversamente il proprio pensiero riguardante la fede, era visto come un virus dalla capacità di sterminio dell’unità della Chiesa. Il pensiero moderno e contemporaneo ha invece inoculato un’altra dottrina: quella della “tolleranza” di ogni forma di pensiero, purché non intervenga a nuocere alla sicurezza della società; e quindi l’unità è rappresentata altrimenti, cioè dalla capacità di accogliere l’uno le idee dell’altro. Badiamo bene che questo pensiero e questa pratica, benché improntati alla pratica della libertà, possono anche diventare una nuova dottrina. Infatti c’è chi sostiene che, per esempio, la laicità sia la nuova dottrina religiosa del mondo occidentale contemporaneo. La Chiesa si è adattata a tutto ciò, ma continua a pensare che ci sia una verità della fede (espressa nel Magistero ufficiale) e pensa anche che essa debba imparare ad accogliere sempre di più opinioni teologiche differenti.

Tra le numerose “riforme” di Papa Francesco c’è anche quella di una teologia al plurale, che non si limiti a sostenere che vi sia un’unica teologia

Sì, forse la dottrina rimane una sola perché legata alla fede, ma il modo di dirlo è plurale. Non bisogna immaginare che tra Chiesa e società ci sia sempre stato o ci sia solo un confronto dialettico di opposizione. E anche quando ci fosse, il confronto comporta sempre un adattamento reciproco. La dottrina laica è, che lo si voglia o meno, nata in un contesto ebraico e cristiano. A quanto mi risulta, nessun’altra cultura è riuscita a fare questo “salto”. Che sia stato un prodotto non voluto della cultura ebraico-cristiana è lecito pensarlo; ad ogni modo, i pensatori illuministi erano tutti di quella estrazione. Il vero impegno tanto della società quanto della Chiesa è quello di sbagliarsi di analisi di virus. È chiaro che questo è capitato nell’uno come nell’altro caso e questo perché il travaglio del pensiero verso una assoluta verità, fosse anche plurale, rimane l’obiettivo.

Eresia come virus
PDF 210.2 Kb, 8 aprile 2020
 
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